Pasteis de Belém… piccoli bocconi di Paradiso!

Sarà che da qualche giorno la nebbia è tornata a coprire le nostre campagne romagnole, sarà che nel letto ho aggiunto una coperta, sarà che giorno e notte fa proprio freddino… sarà quel che sarà, fatto sta che mi ritrovo a pensare con molta nostalgia al breve ma intenso weekend che ho trascorso a Lisbona poco più di un mese fa.

Ovviamente, ogni pasto – compresi gli spuntini – è stato altamente ponderato in modo da assaggiare tutto ciò che la città offriva di tipico. I pasti per me sono sacri sempre, ma soprattutto quando sono in viaggio! E ancora di più quando si hanno solo due giorni e mezzo per approfondire la cultura gastronomica di un luogo.

Nel grigiume di questi giorni, una cosa di cui avrei davvero tanta voglia sono un paio di Pasteis de Belém tiepidi e croccanti… proprio come quelli che ho assaggiato là, nella storica Confeitaria de Belém!

Questi pasticcini sono simili ai pasteis de Nata portoghesi – o forse sono i pasteis de Nata ad essere simili a quelli di Belém, non so se sia nato prima l’uovo o la gallina – ma in realtà un palato “educato” (nel senso che sa distinguere finemente sapori e consistenze) fin dal primo morso si rende conto della loro superiorità.

La ricetta dei Pasteis de Belém è segretissima: è nata all’interno del monastero meraviglioso di questa cittadina e si tramanda da secoli solo fra i mastri pasticceri, che devono sottoscrivere un giuramento di assoluta fedeltà alla tradizione impegnandosi a tenere la bocca chiusa per quanto riguarda la ricetta. Ho letto da qualche parte che attualmente solo tre persone la conoscono! Nemmeno le donnine che ogni giorno riempiono alacremente di crema decine di migliaia di pasticcini sanno con precisione cos’hanno fra le mani… e questo rende tutto molto più intrigante, per quanto mi riguarda!

Quando io e la mia amica siamo state a Belem, abbiamo deciso di pranzare a suon di pasticcini e ci siamo dirette senza alcuna esitazione alla Confeitaria, che da 175 anni li produce e detiene l’unica ricetta ufficiale ed originale.


Un consiglio: non fatevi ingannare dalla fila che troverete all’esterno… avvicinatevi, sgomitate ed entrate. Attraversate il corridoio dove sono esposti gli strumenti storicamente utilizzati per produrre i pasticcini, oltrepassate la vetrina che mostra le cucine e i lavoratori all’opera, ed infine andate alla vostra destra… vi si aprirà davanti una sala enorme, con le pareti ricoperte dei tipici azulejos, piena di tavolini a cui potete sedervi per gustare comodamente tutto ciò che desiderate.


La confeitaria infatti non offre solo i celebri pasteis, ma anche tutta una serie di cibi dolci e salati con cui potete pranzare abbondantemente.


Noi abbiamo optato per un sandwich al pollo (con pane fatto da loro; molto buono e “nature”, con le salse a parte in modo che chi non le vuole possa tranquillamente evitarle), una crocchetta di baccalà (divorata da me, buonissima!), due pasteis e un bica (il caffè tipico portoghese, con un sapore intenso ma non amaro, dalla consistenza quasi cremosa… uno dei caffè più buoni che abbia bevuto) a testa.


Il plus è che, essendo di fatto un forno-pasticceria, i prezzi sono più bassi di quelli di molti ristoranti (e il cibo probabilmente migliore).

I pasteis, per chi non li conoscesse, sono praticamente dei “ciotolini” di una sfoglia molto croccante – fatta presumibilmente di acqua/farina (forse farina di riso, a giudicare dalla consistenza) e messa a strati alternati a burro – ripieno di una cremina davvero prelibata che, con la cottura, si caramella leggermente sulla parte superiore. Considerate che i nostri pasteis erano ancora tiepidi, quindi già sentendo il profumo avevo l’acquolina… mentre li mangiavo, oltre ad assaporarli con grande godimento, cercavo anche di capire quali fossero gli ingredienti di questi capolavori così misteriosi. La mia conclusione è che la crema sia molto ricca di latte – e forse panna – e contenga poco uovo, come addensante qualcosa che non è farina di grano, e di sicuro c’è l’aroma della vaniglia. La consistenza assomiglia quasi a quella di un budino, è molto morbida e fine…
Ma insomma, ingredienti a parte, al solo parlarne mi si sta aprendo una voragine: erano veramente paradisiaci, fidatevi.

Se vi capiterà di andare a Lisbona – cosa che vi auguro, perchè è una città con un fascino che rapisce – non fatevi mancare una gita a Belém, raggiungibile in mezz’oretta di tram… oltre agli splendidi monumenti che offre, potrete anche gustare un boccone di paradiso… e scusate se è poco! 😉

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